Nefesh

di 'cabra

[Disseta i tuoi sogni.Prendi Tempo. Ringhia forte contro il suo fuggire, tiranno.Tiranno tempo tiranno.]
Restare a cosce aperte a partorire smarrimenti inaspettati.
La gola è utero.
Di spinte energiche in conati liquidi.
Ritrovarsi a due millimetri da labbra erotiche e tremare spaventati.
E restare.
E non sopportare l’accettabile gusto di rassegnazione di fronte ad ogni perdita.
Questi sono giorni.
Domani saranno anni.
E in fondo il tempo è uno.
Corse e rincorse instancabili, graffiandosi l’interno pelle.
Guardarsi. Riavvolgere. Meticolosamente scrutare.
Nullità.
Le remore diventano nullità palpabili.
Tutto è con te. Niente è con te.Ogni con te. Mai con te.
Con te senza te con te senza te. Dentro me.
E le sere nere nere di musiche che girano in testa e senza specchi a braccia alzate ondeggiando
si può esistere ancora.
Messi al mondo senza esserne abilitati.
E microcosmi a spiegarci le vene, fili di erba strappati ai campi sportivi.
Braccia come cassette di sicurezza e riuscire a fare a meno di sospettare
e riuscire a fare a meno di aspettare
e riuscire a fare meno di sospettare e aspettare e sospettare.
Aspettare.
Innalzare calici svuotati alle carte false e ai giochi incompresi.
Tremano elettrici ironici sorrisi impotenti.
Larve annidate e scarsi rimpianti e afasia.
SporcamiRendimiReaContaminata e fragile.
Sentirsi organo a giorni alterni assorbendo cibo/suonando litanie.
Innalzare tempi nella mente e accorgersi tra panche di pensieri all’incensosmarriti
di non ambire ad un dio.
Cullarsi i nervi e ingoiare sconti sulla pena e riduzioni per buona condotta.
Camminare per casa a passi sottili bruciando pagine intime non risparmiando omicidi.
Alle manifestazioni istintive.
Raccogliere le intuizioni.
Il passato non esiste ma mi afferra.
Il dolore non esiste ma riecheggia.
Scie incerte di risorse interne viaggiano tra i capelli al vento.
Le superfici non mostrano, nascondono e precipitarsi a scavare bramando radici.
Sovrapponibili espressioni in sguardi bianconero e.
Chinati a raccogliermi se ciò di cui parli è reale.
Quanto più striscio e fuggo, tu stringimi.
Lo scoccare lento di ore obese e fili di saliva a unire le essenze lanciando le chiavi.
Delle intime consapevolezze al di là di fiumi inesistenti.
Lontani lontani.
Sostenersi le ali in un’agonia perpetua.
Di uno sbattere ripetuto. Senza fine. Già finito.
Friabili essenze ammanettate alla spalliera di un tempo lento e ritagli di spazi in centrifuga
costante
e ore rubate puttane fataliste che spingono bisogni lungo l’esofago
a stringere organi in una morsa pesudo/bulimica e pensieri acidi corrosivi a ricavarne vitamine per i sensi.
Assopiti. Assopiti sono i sensi, tra le dita.
Qui, a risvegliarli,esploderebbe il cielo.
 
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