dalla cenere.

di 'cabra

 

Queste cartine bruciano male. Tiri troppo forte, alla fine così bruceranno male anche le labbra. A guardarti riesco a pensare che avvelenarsi è un piacere, altro che  il tabacco è buono e il gusto è nel rituale. Mi fai sembrare che le sigarette sanno sempre di poco o forse so sempre di poco io. Sappiamo sempre di poco, noi. Sappiamo poco. Mi intimidisco nel cercare calore e i gesti d’affetto che infilo nei saluti e in qualche slancio inaspettato portano rossore. Il cane che è passato sembra un bambino che ha perso la strada. Anche tu sembri un bambino che la strada la cerca, però, a volte. Le parole sono importanti, mi perdonerai quindi, se le peso con cura? “Qui. Ora. Io taccio.” Tu invece le usi, le parole. Mi fanno paura. Sono grandi e non sanno di poco, loro. Le dimenticherai, sono tue e puoi farne quello che vuoi. Io invece dovrò impegnarmi a farlo, quando dimenticherai anche me, perché credo altro. Credo che le cose quando le trasformi in parole e le pronunci diventano vere. Non conta se le conosci già. Iniziano ad esistere in quell’attimo, quando scegli di. Ecco perché non esisto. Io non sono la scelta, mai. E come te lo spiego un vuoto così? Continuo a guardarti ma mica lo so se ho abbastanza tempo per impararti a memoria. Ho paura. Mi conosco. Al primo cenno di dimenticanza mi chiuderò a riccio e sfuggirò. Mi ferirai, lo so. L’ho sempre saputo. Corri, ed è giusto così. Non è che io non sappia farci i conti, poi, con la realtà. A fottermi è il sentimento. No, non voglio tornare a casa. Vorrei mi tenessi forte. Mi sento già cenere. Prima o poi rinascerò. Forse se lo dico ad alta voce diventa vero. E invece, sto zitta, ancora un po’.

BanG!

[Cosa sono le nuvole? …lo soffia il cielo. Lo soffia il cielo.]

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