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di 'cabra

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Raccogli questi sogni sospesi tra grigi palazzi.
Come panni stesi al sole, seccano.
Rendili il ritaglio di uno spazio perfetto.
Incastrato tra le pieghe di una vita che non ricorda di essere dolce mai,
quando vorrei.
Il sogno del giorno ricorda le fragole, rosse e grosse dei campi, dolci e buone.
Da mordere, come i sorrisi che ancora alla vita strappo.
Raccoglimi, secca anche io.
Arbusto spezzato che ancora linfa cola.
Uno spazio invece imperfetto.
Di vuoti a perdere.
Di vuoti a perdermi.
Se sai osservare ci sono frammenti di me sparsi per la città delle voglie.
Brillano, quasi sembra di poter scorgere stelle.
Frammenti, su frammenti. Su frammenti ancora.
Se solo avessi dentro te un desiderio leggero, se solo.
Saresti chino a raccoglierli, ricomporli e ricomposta me, questa me sparsa, mi allieteresti il sonno.
Il sonno in cui mi sorprendi a rendermi onore, per essere fonte di meraviglioso dolore.
In tuo nome e sacrificio.
Il sonno in cui vivi del tuo massimo splendore.
Desiderio che si fa carne.
Calore che si fa membra.
Umidore che si fa lingua.
Poi come solo il reale sa fare svanisci, carico di uno spietato silenzio.
Il risveglio resta.
Embrione eccitato all’idea delle spinte da dare per conquistare luce.
Futuri frammenti sparsi. Come me, ancora, ora.
Chè non fui raccolta, ma dimenticata.
E sono ammutinamento dei sensi.
Un giaciglio sfatto.
Negli angoli si nascondono le ombre.
Violenti ritorni spezzafiato.
Occhi affamati. Affamati. Affamati.
Sono una pagina strappata, accartocciata da dita rabbiose, arrabbiate.
Dita di rabbia.
Custodisco pensieri inascoltati, sciolti. Bestie senza controllo. Indomati.
Una pagina strappata violentemente e infilata tra altre pagine.
Di altrilibrialtrisensialtrestorie e poi, dimenticata.
Tornerò alla luce in un giorno qualunque a sconvolgere equilibri.
Segreto tradito. Inattesa reliquia, a riprendermi ciò che mi è dovuto.
Un nome. Una mano scrivente.
Un padrone e qualche verità.
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