Adieu

di 'cabra

La mia carne rosa, la tua carne erosa. Dagli armadi colano le sere ed io credevo ci riuscissero solo i Baobab. Le stelle a spilli, capillari e al di sotto noi, per niente bravi, a smascherarci le coscienze. Recite per il mare, in tre atti: emozione, voglia e furia. Ogni volta con in grembo l’amore.
Siamo stati.
Le dita strette strette attorno all’attimo, a distanza di insicurezza dal domani. Ostinazione è la parola. Ostinazione è la patologia, e mi ostino io. A lasciarti nel tuo spazio esatto, a mezz’aria, a tiro di sguardo, a tiro di Luna.
E resta l’orma randagia, seme, che non permette si offuschi la visione, nonostante l’atto di dolore e di mancanza recitati. Siamo in piedi sulla pietra del Silenzio, fiutati, nell’immobilità, dai segugi dell’appartenenza.
Ode e lode alla Terra che ci ha mischiato la pelle e al Fulmine che ha segnato il passaggio, di noi a picco su una realtà avversa, cui abbiamo dato la scossa, per poi perderla, in miseria.
Dormi bene, questa notte, perché io non lo farò.
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